Studio legale Toffano
tel: 0432 204563 - e-mail: avvrositoffano@gmail.com
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Lo studio

Avvocato Toffano

Collaborazioni

Lesioni colpose sul posto di lavoro: la prescrizione decorre dal momento in cui si sono svolti i fatti o da quando insorge la malattia.

Il 4 luglio 2017 la Corte d’Appello di Trieste ha confermato, riformando in mitius l’apparato sanzionatorio, la condanna emessa dal Tribunale di Pordenone nei confronti di RB, in relazione al reato di lesioni personali colpose commesso in danno del dipendente GD nel periodo 2008-2009: RB, con condotte vessatorie e persecutorie poste in essere sul posto di lavoro, si è reso responsabile di una marcata patologia psichiatrica insorta nel GD.

Condannato dalle corti territoriali, sia in primo che in secondo grado, RB ricorre in Cassazione, adducendo tre diversi motivi a fondamento del ricorso, risultati infondati all’esame della Corte, ma ottenendo l’annullamento senza rinvio della sentenza per l’intervenuta prescrizione del reato.

In particolare, RB affida il ricorso a tre diversi motivi di lagnanza: col primo motivo sostiene che l’affermazione di responsabilità non possa trovare fondamento nell’apparato testimoniale; secondariamente, pone in dubbio la sussistenza del nesso causale tra condotte e insorgenza dei disturbi psichiatrici nella persona offesa; infine, sostiene come il trattamento sanzionatorio risulti immotivato, aggiungendo la censura all’inesattezza di quanto asserito dalla Corte d’Appello di Trieste in merito alla prescrizione del reato.

La Suprema Corte ritiene di non poter valutare quale manifestamente infondato il ricorso accogliendolo nella parte in cui si eccepisce il decorso dei termini di prescrizione del reato. Come sostenuto da acclarata giurisprudenza, nel reato di lesioni colpose il termine di prescrizione inizia a decorrere dal momento in cui si sono svolti i fatti o dal momento di insorgenza della malattia. Nel caso di specie non è stato quindi condivisibile il riferimento della corte territoriale alla data di cessazione del rapporto lavorativo (8 dicembre 2011), dovendo piuttosto far riferimento al 6 agosto 2010, quale ultima fase documentata del progredire della patologia, data a partire dalla quale risultava decorso il termine di prescrizione.

Per questi motivi, la Corte di Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata, per i soli effetti penali, risultando estinto il reato per prescrizione.

 

CassPen.44890-18

Avvocati e lavoro dipendente: il disegno di legge che vuole eliminare l’incompatibilità.

Al vaglio della Commissione Giustizia il disegno di legge n° 428.

Con l’aggiunta del comma 3bis all’art. 19 della l. n. 247/2012, si intende abolire l’incompatibilità tra esercizio della professione forense e rapporto di lavoro subordinato. L’incompatibilità non si verificherà per gli avvocati che esercitano, in maniera esclusiva, attività di lavoro subordinato o parasubordinato presso lo studio di un altro avvocato, un’associazione professionale ovvero una società tra avvocati o multidisciplinare.

All’avvocato si applicheranno le norme del contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento; ove questi non contengano disposizioni in merito al compenso, all’avvocato spetta comunque una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità della prestazione da eseguire.

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Cosa significa affidamento condiviso?

Nel 2012, il Tribunale di Roma dichiarava la separazione tra i due coniugi D. e F., disponendo l’affidamento condiviso della figlia minore con collocamento della stessa presso la madre, alla quale era stata assegnata la casa familiare. Il Tribunale stabiliva inoltre modalità e tempi di frequentazione di padre e figlia e determinava il contributo del mantenimento dovuto.

Il padre ricorreva in Appello, ottenendo solo una parziale modifica del regime di visite concesse per poter vedere la figlia.

Ricorre infine per Cassazione, adducendo quale motivo che, a fronte di un dichiarato regime di affidamento condiviso, si fosse di fatto applicato un regime di affidamento esclusivo a favore della madre.

La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha ritenuto il ricorso infondato, specificando che il criterio alla luce del quale i giudici di merito devono orientare le loro decisioni in ambito di affidamento dei minori è l’esclusivo interesse materiale e morale dei figli.

Si legge in ordinanza: “Nel caso di specie la corte territoriale ha inteso correttamente riportarsi a tali principi laddove, dopo aver registrato le buone condizioni della minore pur in presenza di una esasperata conflittualità tra i genitori, ha provveduto a stabilire in maniera rigida tempi e modalità di frequentazione fra il padre e la discendente per sedare il continuo contrasto esistente fra i genitori ed evitare che la bambina fosse costretta a difendersi dai loro conflitti”.

CassCiv.22219-18

Patrocinio a spese dello Stato

cost_studio-toffanoL’Avvocato Toffano è iscritta nell’elenco degli avvocati abilitati al patrocinio a spese dello Stato (PSS).

Il DPR 30.05.2002 n. 115, Testo Unico Spese di Giustizia, stabilisce i requisiti in base ai quali è possibile essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato.

In particolare, l’art. 76, comma 4 ter, prevede la possibilità di fruire del PSS per le persone vittime di maltrattamenti, abusi sessuali, stalking, a prescindere dai limiti di reddito minimi stabiliti dalla legge. Tale ammissione è in ogni caso subordinata alla discrezionalità del Giudice. Tuttavia, la recente sentenza della Cassazione penale di data 15.02.17 n. 13497 dispone che non sia più necessario depositare la dichiarazione dei redditi, limitando di fatto la discrezionalità del Giudice.

Per maggiori approfondimenti potete consultare la categoria dedicata a questo argomento nella sezione news.

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