Studio legale Toffano
tel: 0432 204563 - e-mail: avvrositoffano@gmail.com
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Avvocato Toffano

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Non è violenza sessuale aggravata dall’uso di sostanze alcoliche se la vittima assume alcol volontariamente.

Con sentenza depositata il 16 luglio 2018, la Terza Sezione Penale della Suprema Corte annulla con rinvio una sentenza della Corte d’Appello di Torino del 18 gennaio 2017, sentenza nella quale due uomini sono stati condannati alla pena detentiva di anni tre ciascuno per aver abusato sessualmente di una ragazza la notte tra il 24 e il 25 giugno 2009.

La Corte di secondo grado, ribaltando la decisione assolutoria del Tribunale di Brescia, fonda la propria decisione sulle dichiarazioni della persona offesa che trovano riferimenti positivi nei referti medici e nelle dichiarazioni del medico di pronto soccorso che l’aveva visitata.

Secondo la ricostruzione fornita, la ragazza, intrattenendosi per cena con i due imputati, avrebbe assunto volontariamente eccessive quantità di vino, tali da indurla in uno stato di scemata capacità di autodeterminazione e diventando così vittima dei due uomini che l’avrebbero portata in camera da letto, spogliata e obbligata a subire atti sessuali. Dagli accertamenti di pronto soccorso, erano risultate ecchimosi sul lato sinistro del collo, sul polpaccio sinistro e in zona anale, segni valutati dalla Corte come compatibili con un atteggiamento di resistenza alla violenza sessuale subita. La Corte territoriale ha per cui ritenuto di condannare i due uomini, applicando l’aggravante per aver commesso il fatto con l’uso di sostanze alcoliche.

I due imputati ricorrono per Cassazione e ottengono l’annullamento della sentenza di condanna, limitatamente alla sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 609ter, c. 1, n. 2 c.p., con rinvio al Giudice d’Appello. La Suprema Corte ha infatti ritenuto fondata l’asserita colpevolezza in merito ai fatti addotti, pur tuttavia valutando quale inapplicabile la circostanza aggravante dell’utilizzo di sostanze alcoliche. La norma del codice penale prevede, infatti, che affinché possa ritenersi sussistente la circostanza, la somministrazione di sostanze alcoliche debba essere avvenuta contro la volontà della vittima. Ciò non è successo nel caso di specie, rilevando piuttosto la circostanza di minorata difesa. In particolare, la Corte di Cassazione, rinviando sul punto ad altra sezione della Corte d’Appello di Torino, enuncia il seguente principio di diritto: “Integra il reato di violenza sessuale di gruppo (art. 609-octies del c.p.) , con abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica, la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcoliche, essendo l’aggressione all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole, anche se la parte offesa ha volontariamente assunto alcool e droghe, rilevando solo la sua condizione di inferiorità psichica o fisica seguente all’assunzione delle dette sostanze”.

 

Corte Cass. III Sez. Penale n. 32462/18

Maltrattamenti in famiglia anche se c’è stato il divorzio! – La Corte di Cassazione stabilisce il vincolo familiare rilevante.

Con sentenza del 23.10.2017, la Corte d’Appello di Roma conferma la condanna in primo grado di L.B. per il reato di cui all’art. 572 c.p., commesso ai danni della ex moglie B. e del figlio minore.

L. ricorre in Cassazione adducendo, tra gli altri motivi, il vizio per violazione di legge con riguardo alla riconducibilità dei fatti accertati alla fattispecie di maltrattamenti in famiglia, per mancata sussistenza dell’imprescindibile rapporto di coniugio o convivenza, essendo i due coniugi divorziati dal 2008.

I giudici d’appello hanno ricostruito la situazione familiare, al di là dell’avvenuto divorzio, esaminando il rapporto tra i due, tramite le dichiarazioni delle persone offese e delle altre persone implicate – quali vicini o assistenti sociali –  e sono arrivati alla conclusione della sussistenza fra L. e B., oltre che con il figlio minore a lui affidato, di un rapporto familiare, nel corso del quale si sono registrati abusi, materiali e psicologici, in danno della donna e del figlio minore della coppia, idonei ad integrare il reato di cui all’art. 572 c.p..

Secondo quanto affermato dalla Corte di Cassazione con sent. n. 27986/18, con la quale ha dichiarato il ricorso inammissibile, il residuale rapporto di frequentazione sussistente era suscettibile a dar luogo ad un vincolo familiare di fatto, intendendosi per famiglia un gruppo di persone tra le quali, a prescindere dai rapporti coniugali o dalla convivenza, si siano consolidate abitudini di vita comune derivanti dall’esigenza di educazione e cura dei figli, esigenza che impone la permanenza di un contatto tra gli ex coniugi, permanenza a sua volta suscettibile di riprodurre le condizioni di affidamento e sostanziale subordinazione psicologica tipiche della fattispecie di maltrattamento, non costituendo quindi circostanza preclusiva l’intervenuto divorzio.

Corte Cass. VI Sez. Penale n. 27986/18

Patrocinio a spese dello Stato

cost_studio-toffanoL’Avvocato Toffano è iscritta nell’elenco degli avvocati abilitati al patrocinio a spese dello Stato (PSS).

Il DPR 30.05.2002 n. 115, Testo Unico Spese di Giustizia, stabilisce i requisiti in base ai quali è possibile essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato.

In particolare, l’art. 76, comma 4 ter, prevede la possibilità di fruire del PSS per le persone vittime di maltrattamenti, abusi sessuali, stalking, a prescindere dai limiti di reddito minimi stabiliti dalla legge. Tale ammissione è in ogni caso subordinata alla discrezionalità del Giudice. Tuttavia, la recente sentenza della Cassazione penale di data 15.02.17 n. 13497 dispone che non sia più necessario depositare la dichiarazione dei redditi, limitando di fatto la discrezionalità del Giudice.

Per maggiori approfondimenti potete consultare la categoria dedicata a questo argomento nella sezione news.

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