L’ essere pensionato e inabile al lavoro non esenta il genitore dal dovere di provvedere, secondo le proprie possibilità, al mantenimento dei figli, anche maggiorenni.

La Suprema Corte di Cassazione, sesta sezione civile,  con l’ordinanza n. 4801/2018, si è pronunciata sul ricorso presentato da un padre contro la sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio, ove l’assegno di mantenimento dovuto alle figlie era stato ridotto alla cifra di complessivi 100 euro. Il ricorrente lamentava che il Giudice a quo non avesse tenuto in considerazione la sua condizione di pensionato e invalido al lavoro. La sua doglianza, tuttavia, non è stata condivisa dai Giudici di Piazza Cavour, che hanno respinto l’impugnazione in quanto infondata. Secondo la Corte, il principio di solidarietà sociale, sancito dall’art. 38 della Costituzione, deve essere bilanciato con quello che impone ai genitori di provvedere al mantenimento della prole. Questi sono al contempo creditori di un trattamento pensionistico adeguato e obbligati nei confronti dei figli, secondo le proprie possibilità. Gli Ermellini, inoltre, non hanno ritenuto di aderire neppure all’argomentazione proposta dal pensionato, relativa alla spettanza del contributo anche nei confronti della figlia maggiorenne. I Giudici del Palazzaccio, infatti, hanno precisato che l’obbligo di...
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Conferenza “Fine pena: mai” di data 15 febbraio 2018 ore 15.30

L'ergastolo ostativo esiste. Se qualcuno vi dice il contrario, sostenendo che "in Italia escono tutti", si sbaglia di grosso. L'ergastolo ostativo è la pena perpetua che viene comminata a chi si è macchiato di delitti particolarmente gravi, previsti dal famigerato art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario (da non confondersi con l’ancor più famigerato 41bis), relativi, per la gran parte, a fatti di criminalità organizzata e terrorismo. L’unico modo che questi condannati hanno per uscire dal carcere è la collaborazione con lo Stato, a meno che essa non sia impossibile od inesigibile. Fine pena mai dd. 15.02.2018...
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“What Were You Wearing?”

“Cosa indossavi”?, è la prima domanda che una donna abusata si sente ripetere dopo un’aggressione, trovandosi così a subire la c.d. violenza secondaria ovvero combattere con i pregiudizi di chi pensa che, in fondo, sia un po’ anche colpa sua. Un tale modo di pensare è molto diffuso negli Stati Uniti, paese dove si registra uno stupro ogni 107 secondi, e anche in Italia dove troppo spesso ai superstiti viene attribuito un concorso di colpa che rende ancora più pesante il trauma da affrontare. A tal proposito basti pensare allo stupro di Firenze ed all'interrogatorio fiume subito dalle ragazze in sede di incidente probatorio. Da questo interrogativo nasce “What Were You Wearing?”, una mostra organizzata da Jen Brockman, direttrice del Centro per la prevenzione e formazione sessuale del Kansas. Lo scopo è di annullare il senso di colpa dei superstiti e far capire che non può esserci nessuna giustificazione di fronte a una violenza. Sono i 18 indumenti appesi a raccontare lo stupro subito e...
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Attenzione al concetto di cui all’art. 570 cp “far mancare i mezzi di sussistenza al coniuge ed ai figli” quando l’assegno di mantenimento venga versato in ritardo

La Corte di Appello di Palermo con sentenza n. 132/2017 viene chiamata a pronunciarsi in ordine al reato di cui all'art. 570, c. II, n. 2, cp in ordine al mancato rispetto di versamento dell'assegno mensile stabilito in sede civile per il mantenimento della prole e della moglie. E' noto che, il reato di cui sopra si integra solo quando sussista un'omissione senza giustificato motivo oppure nel caso in cui si proceda da parte dell'obbligato a pagamenti del tutto irrisori rispetto alla somma statuita. Nel caso in questione, la donna aveva dichiarato che il marito aveva fatto mancare i mezzi di sussistenza non versando il mantenimento non solo a lei ma anche ai suoi figli. A prova di un tanto, la donna, disoccupata, aveva dovuto ricorrere all'assistenza, non solo economica, della propria famiglia d'origine, mentre l'uomo aveva continuato ad essere retribuito mensilmente per la propria attività di vigile. Dunque il mancato versamento delle somme da parte di quest'ultimo non era stato determinato da...
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Codice rosa e rete territoriale per il contrasto alla violenza sulle donne

Un passo avanti importante. Il Pronto Soccorso in aiuto contro i reati di genere. Un Convegno che tenta di fare rete partendo dalle principali Strutture competenti. Arginare il fenomeno è possibile solo se questo lavoro non viene inteso come routine e "sbarco di salario". Occorre essere presenti sempre, per ascoltare la donna, per creare protocolli sartoriali, per avvalersi dei Servizi di accoglienza. Insomma, bisogna  credere nel cambiamento. Locandina fronte Locandina retro...
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Calunnia: configurabilità dell’elemento soggettivo del reato

Una madre, ricevendo confidenze da parte della figlia relative ad abusi sessuali che il padre avrebbe perpetrato nei suoi confronti, decideva di denunciare l'ex compagno. La donna aveva ritenuto necessario procedere alla denuncia del padre per due motivi: il racconto riferitole dalla figlia, poi trasfuso nel verbale di sommarie informazioni davanti all'Autorità Giudiziaria; le lesioni alla spalla ed al braccio destro comparse mentre la bambina era affidata al padre, per refertare le quali la madre accedeva alla Clinica pediatrica; Il procedimento veniva archiviato, non risultando attendibile la versione fornita dalla ragazzina.  Il PM,  nella sua richiesta di archiviazione, scriveva che non si poteva "escludere un condizionamento della bambina da parte della madre". Su tali basi, l'ex compagno  denunciava la madre per il reato di calunnia. Giunti a processo, la donna richiedeva di definire il procedimento a mezzo del rito abbreviato condizionato all'escussione della nonna della ragazzina. Conclusasi l'istruttoria, il Giudice per l'udienza preliminare (GUP) assolveva la madre con la formula "perché il fatto non sussiste". Egli rilevava...
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Proposta di legge costituzionale per la separazione delle carriere in magistratura

L'Unione delle Camere Penali Italiane sta promuovendo a livello nazionale una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per la separazione delle carriere giudicanti e requirenti. Per maggiori informazioni e per visionare la proposta di legge, potete cliccare al seguente link: www.separazionedellecarriere.it La Camera Penale Friulana sostiene la proposta di legge costituzionale e si occupa della raccolta firme nella Nostra Città. Il Direttivo della Camera Penale, assieme ad altri Colleghi, sarà presente per la raccolta firme a Udine nelle seguenti date: 12, 14, 19, 22, 23, 24, 25 , 26 maggio e 9, 11 giugno in Via Paolo Canciani (uscita Galleria Bardelli) dalle 10:30 alle 19:00; 13 maggio in Piazza Belloni dalle 10:30 alle 19:00; 21, 30, 31 maggio e 16, 17, 18 giugno in Piazza Matteotti dalle 10:30 alle 19:00. Aderire a questo progetto è un'occasione per poter, finalmente, raggiungere un equilibrio tra accusa e difesa davanti al Giudice e la sua terzietà rispetto alle parti del processo. Separazione delle carriere in magistratura, quindi, è...
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Mobbing sul luogo di lavoro? No se la struttura lavorativa è complessa.

In primo grado, il Giudice monocratico assolveva l'imputato accusato di maltrattamenti verso una Sua sottoposta asserendo che "trattandosi di una sede provinciale di un ente pubblico" e non di un ambiente parafamiliare, come richiesto dalla norma incriminatrice, non fosse possibile procedere a condanna. Un tanto, pur riconoscendo che il dirigente aveva travalicato la sfera "relazionale dell'ambito lavorativo, secondo un disegno mirato ad emarginare il dipendente". Lo Studio appellava la sentenza di primo grado, rilevando che doveva applicarsi al caso concreto il reato di maltrattamenti, poichè, al di là della struttura complessa, bisognava verificare che rapporto di lavoro intercorresse tra  datore di lavoro e dipende. Cioè se si trattava di rapporto lavorativo caratterizzato da relazioni intense ed abituali e da soggezione di una parte nei confronti dell'altra. Secondo la nostra difesa, si trattava proprio di questo. Infatti, se per ipotesi dovessimo avvallare quanto sostenuto nella sentenza di primo grado, si creerebbe una disparità di trattamento tra un "soggetto subordinato che operi all'interno di una...
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