Caso Manduca: annullata in Cassazione la sentenza che negava ai figli il diritto al risarcimento

Marianna Manduca, 35enne originaria di Palagonia, geometra di professione e madre di tre figli, è stata uccisa dal marito con il quale si stava separando. L’uomo, condannato in primo grado a 21 anni di reclusione, le ha brutalmente tolto la vita il 3 ottobre del 2007 “sulla pubblica via, con plurimi fendenti di un coltello a serramanico di 9,5 cm di lunghezza”. La vittima, esasperata dalle continue violenze e minacce da parte del coniuge, aveva presentato, nell’arco di un anno, ben 12 denunce nessuna delle quali aveva portato all’attivazione della Procura della Repubblica di Caltagirone. In seguito alla tragedia, il cugino della Manduca, in qualità di esercente la potestà genitoriale sui figli minori di questa, ha promosso un’azione legale nei confronti dello Stato Italiano in base all'articolo 2 della legge n. 117 del 1988 “Risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati” il quale prevede che “Chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento...
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Stuprata durante la guerra in Bosnia: è lo Stato a dover risarcire

Una decisione storica quella adottata lo scorso 2 agosto dal Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (CAT) il quale ha condannato la Bosnia-Erzegovina a risarcire la Signora A., cittadina della Bosnia-Erzegovina nata nel 1961, violentata nel 1993 da un soldato dell’esercito serbo-bosniaco durante la guerra in Bosnia. Un episodio che minerà per sempre la vita di A., madre all’epoca dei fatti di una bambina di 10 anni, che dopo l'aggressione sarà costretta a convivere con incubi ricorrenti, insonnia e paura. Solo molti anni dopo, nel 2014, A. ha trovato la forza di denunciare quanto da lei subito e di intraprendere un percorso giudiziario contro il suo abusatore, il soldato Slavko Savic, il quale nel 2015 è stato condannato dalla Corte di Giustizia della Bosnia-Erzegovina a 8 anni di reclusione e al pagamento, a titolo di risarcimento nei confronti di A., di 30 mila marchi bosniaci, pari a circa 15 mila euro, somma che l’uomo ha da subito negato di possedere. Teoricamente,...
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