Maltrattamenti in famiglia anche se c’è stato il divorzio! – La Corte di Cassazione stabilisce il vincolo familiare rilevante.

Con sentenza del 23.10.2017, la Corte d’Appello di Roma conferma la condanna in primo grado di L.B. per il reato di cui all’art. 572 c.p., commesso ai danni della ex moglie B. e del figlio minore. L. ricorre in Cassazione adducendo, tra gli altri motivi, il vizio per violazione di legge con riguardo alla riconducibilità dei fatti accertati alla fattispecie di maltrattamenti in famiglia, per mancata sussistenza dell’imprescindibile rapporto di coniugio o convivenza, essendo i due coniugi divorziati dal 2008. I giudici d’appello hanno ricostruito la situazione familiare, al di là dell’avvenuto divorzio, esaminando il rapporto tra i due, tramite le dichiarazioni delle persone offese e delle altre persone implicate – quali vicini o assistenti sociali -  e sono arrivati alla conclusione della sussistenza fra L. e B., oltre che con il figlio minore a lui affidato, di un rapporto familiare, nel corso del quale si sono registrati abusi, materiali e psicologici, in danno della donna e del figlio minore della coppia,...
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Reato di Stalking per i bulli a scuola

Nel 2012, due ragazzi vengono condannati dal Tribunale per i Minorenni di Catania per percosse, lesioni e atti persecutori, con relative aggravanti, per aver “bullizzato”, durante tutto l’anno scolastico, un loro compagno di classe. La vittima soffriva di uno stato di ansia e paura per la propria incolumità, causato dalle condotte poste in essere dai ragazzi poi condannati, ed è stata costretta a cambiare scuola. È stato proposto ricorso in Appello e poi in Cassazione: l’iter giudiziario ha confermato la sentenza del Tribunale di primo grado. Con sentenza del 28 febbraio 2018, n. 26595/18, la V Sez. Penale della Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi, separatamente presentati dai difensori dei due imputati, entrambi infondati, valutando esauriente e logica la risposta della Corte d’Appello a tutti i rilievi difensivi, risposta basata sulla narrazione della persona offesa, ritenuta assolutamente credibile, corroborata da tutti gli altri elementi di prova raccolti, quali le dichiarazioni degli altri compagni di classe o un video effettuato tramite...
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“10 minuti per zia Marja!” – storie di stupefacenti

Viene condannato al minimo della pena il 50enne friulano sorpreso dai Carabinieri con circa 300 gr di marijuana in casa, dopo aver pubblicato su Facebook un post con su scritto “10 min per prenotare o venire ad assaggiare la zia Maria”. Accusato di spaccio e di istigazione al consumo di stupefacenti, il G.U.P. di Udine lo ha condannato applicando tutte le attenuanti richieste dalla difesa. La condotta è stata valutata superficiale, sintomatica di uno spacciatore occasionale, senza precedenti penali della stessa specie, sorpreso con un quantitativo tutto sommato modesto di sostanza stupefacente a sua volta contenente (così come risultato dalle analisi peritali) bassissima concentrazione percentuale di principio attivo (THC). Il condannato ha inoltre beneficiato dell’attenuante specifica prevista dal T.U. in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope (D.P.R. n. 309/1990) applicabile a coloro i quali collaborano, assicurando alla giustizia autori di reati più gravi, in quanto “ha fornito agli inquirenti elementi utili e concreti per identificare” chi gli aveva fornito la sostanza stupefacente trovata...
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Cercare compagnia su internet è tradimento: lo stabilisce la Corte di Cassazione che conferma l’addebito della separazione al marito.

Con ordinanza n. 9384/2018, la Corte di Cassazione conferma la sentenza della Corte d’Appello di Bologna secondo la quale la separazione giudiziale viene addebitata al coniuge che ha cercato partner sessuali su internet, onerandolo dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge tradito. In primo grado, il marito fedifrago aveva fatto domanda di addebito nei confronti della moglie, accusandola di aver abbandonato il tetto coniugale. Il giudice di merito ha respinto la domanda statuendo il pagamento, da parte del ricorrente, di 600,00 € mensili a favore della moglie, in quanto l’allontanamento dalla casa di famiglia da parte della stessa è stato conseguenza della condotta infedele del marito. Di fatti, lei lo aveva sorpreso a cercare “compagnia femminile”. Lui non ha mai negato la questione, minimizzando la condotta. La Suprema Corte conferma l’orientamento espresso dalla Corte d’Appello che stabilisce che cercare relazioni extraconiugali su Internet viene considerata una circostanza idonea a “compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale...
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L’ essere pensionato e inabile al lavoro non esenta il genitore dal dovere di provvedere, secondo le proprie possibilità, al mantenimento dei figli, anche maggiorenni.

La Suprema Corte di Cassazione, sesta sezione civile,  con l’ordinanza n. 4801/2018, si è pronunciata sul ricorso presentato da un padre contro la sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio, ove l’assegno di mantenimento dovuto alle figlie era stato ridotto alla cifra di complessivi 100 euro. Il ricorrente lamentava che il Giudice a quo non avesse tenuto in considerazione la sua condizione di pensionato e invalido al lavoro. La sua doglianza, tuttavia, non è stata condivisa dai Giudici di Piazza Cavour, che hanno respinto l’impugnazione in quanto infondata. Secondo la Corte, il principio di solidarietà sociale, sancito dall’art. 38 della Costituzione, deve essere bilanciato con quello che impone ai genitori di provvedere al mantenimento della prole. Questi sono al contempo creditori di un trattamento pensionistico adeguato e obbligati nei confronti dei figli, secondo le proprie possibilità. Gli Ermellini, inoltre, non hanno ritenuto di aderire neppure all’argomentazione proposta dal pensionato, relativa alla spettanza del contributo anche nei confronti della figlia maggiorenne. I Giudici del Palazzaccio, infatti, hanno precisato che l’obbligo di...
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Conferenza “Fine pena: mai” di data 15 febbraio 2018 ore 15.30

L'ergastolo ostativo esiste. Se qualcuno vi dice il contrario, sostenendo che "in Italia escono tutti", si sbaglia di grosso. L'ergastolo ostativo è la pena perpetua che viene comminata a chi si è macchiato di delitti particolarmente gravi, previsti dal famigerato art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario (da non confondersi con l’ancor più famigerato 41bis), relativi, per la gran parte, a fatti di criminalità organizzata e terrorismo. L’unico modo che questi condannati hanno per uscire dal carcere è la collaborazione con lo Stato, a meno che essa non sia impossibile od inesigibile. Fine pena mai dd. 15.02.2018...
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“What Were You Wearing?”

“Cosa indossavi”?, è la prima domanda che una donna abusata si sente ripetere dopo un’aggressione, trovandosi così a subire la c.d. violenza secondaria ovvero combattere con i pregiudizi di chi pensa che, in fondo, sia un po’ anche colpa sua. Un tale modo di pensare è molto diffuso negli Stati Uniti, paese dove si registra uno stupro ogni 107 secondi, e anche in Italia dove troppo spesso ai superstiti viene attribuito un concorso di colpa che rende ancora più pesante il trauma da affrontare. A tal proposito basti pensare allo stupro di Firenze ed all'interrogatorio fiume subito dalle ragazze in sede di incidente probatorio. Da questo interrogativo nasce “What Were You Wearing?”, una mostra organizzata da Jen Brockman, direttrice del Centro per la prevenzione e formazione sessuale del Kansas. Lo scopo è di annullare il senso di colpa dei superstiti e far capire che non può esserci nessuna giustificazione di fronte a una violenza. Sono i 18 indumenti appesi a raccontare lo stupro subito e...
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Attenzione al concetto di cui all’art. 570 cp “far mancare i mezzi di sussistenza al coniuge ed ai figli” quando l’assegno di mantenimento venga versato in ritardo

La Corte di Appello di Palermo con sentenza n. 132/2017 viene chiamata a pronunciarsi in ordine al reato di cui all'art. 570, c. II, n. 2, cp in ordine al mancato rispetto di versamento dell'assegno mensile stabilito in sede civile per il mantenimento della prole e della moglie. E' noto che, il reato di cui sopra si integra solo quando sussista un'omissione senza giustificato motivo oppure nel caso in cui si proceda da parte dell'obbligato a pagamenti del tutto irrisori rispetto alla somma statuita. Nel caso in questione, la donna aveva dichiarato che il marito aveva fatto mancare i mezzi di sussistenza non versando il mantenimento non solo a lei ma anche ai suoi figli. A prova di un tanto, la donna, disoccupata, aveva dovuto ricorrere all'assistenza, non solo economica, della propria famiglia d'origine, mentre l'uomo aveva continuato ad essere retribuito mensilmente per la propria attività di vigile. Dunque il mancato versamento delle somme da parte di quest'ultimo non era stato determinato da...
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