Se il difensore d’ufficio non acconsente all’elezione di domicilio …

L’articolo 162 c.p.p. comma 4-bis - introdotto con la cosiddetta Riforma Orlando (Legge n. 103/2017) – prevede che “l’elezione di domicilio presso il difensore d’ufficio non ha effetto se l’autorità che procede non riceve, unitamente alla dichiarazione di elezione, l’assenso del difensore domiciliatario”. Tale nuova previsione – l’assenso espresso e accertato da parte del designato difensore d’ufficio - è stata fortemente voluta dall’Unione delle Camere Penali Italiane al fine di realizzare una cosiddetta difesa d’ufficio effettiva, volendo evitare la prassi, ormai diffusa, della “falsa reperibilità” dell’imputato. Sempre l’Unione della Camere Penali Italiane – e più precisamente l’Osservatorio Difesa D’Ufficio “Paola Rebecchi”, subito dopo l’entrata in vigore dell’art. 162 c.p.p. comma 4-bis, con nota del 31 Luglio 2017, si era espressa affermando che il comma 4 bis dell’articolo 162 c.p.p. avrebbe trovato effettiva applicazione soltanto nel caso in cui, in caso di mancato assenso da parte del difensore domiciliatario, si fossero applicati gli articoli riguardanti la prima notificazione all’imputato non detenuto (art....
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Le registrazioni e i video tra presenti costituiscono prova documentale particolarmente attendibile

È questa la massima emersa dalla lettura della Sentenza n. 5241/2017 della Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione la quale ha rigettato il ricorso proposto da T.S. avverso l’ordinanza del 23.02.2016 del Tribunale del Riesame di Perugia la quale confermava la pronuncia del Giudice per le Indagini Preliminari di Perugia del 4.06.2016. Nello specifico, il GIP di Perugia aveva applicato nei confronti di T.S. la misura cautelare personale degli arresti domiciliari per i seguenti reati: a) induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319 quater c.p.p.) e violenza sessuale commessa abusando delle condizioni di inferiorità psichica della persona offesa (art. 609 bis c.p. comma 2, n. 1). T.S., brigadiere dei Carabinieri, era stato infatti accusato di aver indotto la prostituta P.A.A. ad aver rapporti sessuali con lui oltreché di aver indotto M.M. ad avere con lo stesso, in circostanze diverse, rapporti sessuali, abusando dell’inferiorità psichica di questa. Mediante ricorso avanti alla Suprema Corte, T.S., a mezzo del suo legale, deduceva...
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Reato di maltrattamento di animali per chi non cura il proprio cane

Con la Sentenza n. 22579 del 15 gennaio 2019 la terza sezione penale della Suprema Corte ha confermato la pronuncia della Corte d’Appello di Bologna del 6 aprile 2018 condannando C.A., proprietario di una cagnolina meticcia, del reato di maltrattamento di animali di cui all’articolo 544 ter del codice penale in quanto “in qualità di proprietario, ometteva di adottare provvedimenti necessari ad assicurare il benessere e la salute dello stesso animale, mettendone in pericolo la sua sopravvivenza”. Nel caso di specie, la cagnolina era stata rinvenuta dagli operatori del canile “vagante e in pessime condizioni” causate da vari tumori mammari di grosse dimensioni, una grave dermatite e artrosi agli arti posteriori e anteriori. Proponendo ricorso per Cassazione, il difensore di C.A. asseriva che nella condotta del proprietario dell’animale si ravvisava “solo una trascuratezza e non una volontà di cagionare una sofferenza e una malattia del cane” e ciò al fine di escludere la configurabilità del reato di maltrattamento, punibile solamente a titolo...
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PRIVACY E GELOSIA: L’AMORE AI TEMPI DI FACEBOOK

Con sentenza depositata il 22 gennaio 2019, la Quinta Sezione Penale della Suprema Corte ha confermato la colpevolezza di B.D., precedentemente condannato dal Tribunale monocratico e dalla Corte di Appello di Palermo per il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615 ter c.p.). Secondo quanto emerso nei primi due gradi di giudizio, B.D. si era introdotto nel profilo facebook della moglie all’interno del quale aveva trovato (e fotografato) una chat “sospetta” tra la moglie e un altro uomo. Colto da spirito vendicativo, B.D. aveva poi modificato user name e pasword impedendo così alla stessa di accedere al suo profilo. A sua difesa, B.D. sosteneva di aver scoperto tale chat per caso un giorno in cui, fuori casa, si era collegato da remoto al suo computer tramite cellulare. Inoltre, l’imputato si difendeva affermando che chiunque avrebbe potuto accedere al profilo facebook della moglie dati i codici di accesso piuttosto comuni scelti dalla stessa. Da ultimo, la difesa dell’imputato dubitava dell’operatività...
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Ecco cosa può accadere nel corso di una assemblea condominiale.

Il 16 ottobre 2018, il Tribunale di Udine in composizione monocratica ha assolto dall’accusa di accesso abusivo a un sistema informatico o telematico (art. 615 ter c.p.) il condomino che, durante un’assemblea di condominio nella quale svolgeva funzione di segretario, tramite computer, si introduceva all’interno di uno spazio web di proprietà della moglie di un altro condomino, nonostante la diffida in senso contrario di quest’ultimo. L’introduzione era stata possibile, in quanto la stringa di accesso alfanumerica (cosiddetto link) era stata indicata nella memoria difensiva redatta e depositata personalmente dai coniugi di fronte al Tribunale civile in un procedimento di esecuzione. In detto atto si evidenziava che da quel link si sarebbero potuti scaricare determinati documenti di cui si riportavano le diciture. A seguito dei fatti intercorsi durante l’assemblea, il condomino coniuge del titolare di tale piattaforma web aveva presentato querela nei confronti del nostro assistito sostenendo che quest’ultimo fosse abusivamente entrato all’interno del suo spazio web, riservato e protetto da misure di...
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Quando la Cassazione esagera: l’avvocato rimane con l’auto in panne prima dell’udienza, ma non è legittimo impedimento.

La Signora A. propone ricorso in Cassazione avverso una sentenza del Tribunale di Napoli nella quale viene confermata la sentenza del Giudice di Pace adito in primo grado. L’avvocato difensore della parte attrice, non presente all’udienza fissata per la compiuta articolazione dei mezzi istruttori, chiedeva la rimessione in termini invocando il legittimo impedimento: era rimasto con l’auto in panne sulla strada che dal suo studio di Gravina di Puglia portava a Napoli, ove era sita la sede del Giudice di pace adito. Quest’ultimo, ritenendo non provata l’impossibilità da parte dell’avvocato di raggiungere la meta con altro mezzo, di delegare un sostituto o di riuscire a comunicare tempestivamente l’accaduto, riteneva non sussistente la condizione del legittimo impedimento. Il Giudice di Pace, con sentenza, rigettava quindi l’istanza dell’avvocato difensore per la rimessione in termini e di conseguenza la domanda della ricorrente in quanto non provata. Tale sentenza veniva confermata dal Tribunale di Napoli. La Corte di Cassazione, ritenendo manifestatamente infondato il ricorso, ha affermato che...
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Lesioni colpose sul posto di lavoro: la prescrizione decorre dal momento in cui si sono svolti i fatti o da quando insorge la malattia?

Il 4 luglio 2017 la Corte d’Appello di Trieste ha confermato, riformando in mitius l’apparato sanzionatorio, la condanna emessa dal Tribunale di Pordenone nei confronti di RB, in relazione al reato di lesioni personali colpose commesso in danno del dipendente GD nel periodo 2008-2009: RB, con condotte vessatorie e persecutorie poste in essere sul posto di lavoro, si è reso responsabile di una marcata patologia psichiatrica insorta nel GD. Condannato dalle corti territoriali, sia in primo che in secondo grado, RB ricorre in Cassazione, adducendo tre diversi motivi a fondamento del ricorso, risultati infondati all’esame della Corte, ma ottenendo l’annullamento senza rinvio della sentenza per l’intervenuta prescrizione del reato. In particolare, RB affida il ricorso a tre diversi motivi di lagnanza: col primo motivo sostiene che l’affermazione di responsabilità non possa trovare fondamento nell’apparato testimoniale; secondariamente, pone in dubbio la sussistenza del nesso causale tra condotte e insorgenza dei disturbi psichiatrici nella persona offesa; infine, sostiene come il trattamento sanzionatorio risulti immotivato,...
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Cosa significa affidamento condiviso?

Cosa significa affidamento condiviso?

Nel 2012, il Tribunale di Roma dichiarava la separazione tra i due coniugi D. e F., disponendo l’affidamento condiviso della figlia minore con collocamento della stessa presso la madre, alla quale era stata assegnata la casa familiare. Il Tribunale stabiliva inoltre modalità e tempi di frequentazione di padre e figlia e determinava il contributo del mantenimento dovuto. Il padre ricorreva in Appello, ottenendo solo una parziale modifica del regime di visite concesse per poter vedere la figlia. Ricorre infine per Cassazione, adducendo quale motivo che, a fronte di un dichiarato regime di affidamento condiviso, si fosse di fatto applicato un regime di affidamento esclusivo a favore della madre. La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha ritenuto il ricorso infondato, specificando che il criterio alla luce del quale i giudici di merito devono orientare le loro decisioni in ambito di affidamento dei minori è l’esclusivo interesse materiale e morale dei figli. Si legge in ordinanza: “Nel caso di specie la corte territoriale ha inteso correttamente...
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Non è violenza sessuale aggravata dall’uso di sostanze alcoliche se la vittima assume alcol volontariamente.

Con sentenza depositata il 16 luglio 2018, la Terza Sezione Penale della Suprema Corte annulla con rinvio una sentenza della Corte d’Appello di Torino del 18 gennaio 2017, sentenza nella quale due uomini sono stati condannati alla pena detentiva di anni tre ciascuno per aver abusato sessualmente di una ragazza la notte tra il 24 e il 25 giugno 2009. La Corte di secondo grado, ribaltando la decisione assolutoria del Tribunale di Brescia, fonda la propria decisione sulle dichiarazioni della persona offesa che trovano riferimenti positivi nei referti medici e nelle dichiarazioni del medico di pronto soccorso che l’aveva visitata. Secondo la ricostruzione fornita, la ragazza, intrattenendosi per cena con i due imputati, avrebbe assunto volontariamente eccessive quantità di vino, tali da indurla in uno stato di scemata capacità di autodeterminazione e diventando così vittima dei due uomini che l’avrebbero portata in camera da letto, spogliata e obbligata a subire atti sessuali. Dagli accertamenti di pronto soccorso, erano risultate ecchimosi sul lato...
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Maltrattamenti in famiglia anche se c’è stato il divorzio! – La Corte di Cassazione stabilisce il vincolo familiare rilevante.

Con sentenza del 23.10.2017, la Corte d’Appello di Roma conferma la condanna in primo grado di L.B. per il reato di cui all’art. 572 c.p., commesso ai danni della ex moglie B. e del figlio minore. L. ricorre in Cassazione adducendo, tra gli altri motivi, il vizio per violazione di legge con riguardo alla riconducibilità dei fatti accertati alla fattispecie di maltrattamenti in famiglia, per mancata sussistenza dell’imprescindibile rapporto di coniugio o convivenza, essendo i due coniugi divorziati dal 2008. I giudici d’appello hanno ricostruito la situazione familiare, al di là dell’avvenuto divorzio, esaminando il rapporto tra i due, tramite le dichiarazioni delle persone offese e delle altre persone implicate – quali vicini o assistenti sociali -  e sono arrivati alla conclusione della sussistenza fra L. e B., oltre che con il figlio minore a lui affidato, di un rapporto familiare, nel corso del quale si sono registrati abusi, materiali e psicologici, in danno della donna e del figlio minore della coppia,...
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