Lesioni colpose sul posto di lavoro: la prescrizione decorre dal momento in cui si sono svolti i fatti o da quando insorge la malattia?

Il 4 luglio 2017 la Corte d’Appello di Trieste ha confermato, riformando in mitius l’apparato sanzionatorio, la condanna emessa dal Tribunale di Pordenone nei confronti di RB, in relazione al reato di lesioni personali colpose commesso in danno del dipendente GD nel periodo 2008-2009: RB, con condotte vessatorie e persecutorie poste in essere sul posto di lavoro, si è reso responsabile di una marcata patologia psichiatrica insorta nel GD. Condannato dalle corti territoriali, sia in primo che in secondo grado, RB ricorre in Cassazione, adducendo tre diversi motivi a fondamento del ricorso, risultati infondati all’esame della Corte, ma ottenendo l’annullamento senza rinvio della sentenza per l’intervenuta prescrizione del reato. In particolare, RB affida il ricorso a tre diversi motivi di lagnanza: col primo motivo sostiene che l’affermazione di responsabilità non possa trovare fondamento nell’apparato testimoniale; secondariamente, pone in dubbio la sussistenza del nesso causale tra condotte e insorgenza dei disturbi psichiatrici nella persona offesa; infine, sostiene come il trattamento sanzionatorio risulti immotivato,...
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Mobbing sul luogo di lavoro? No se la struttura lavorativa è complessa.

In primo grado, il Giudice monocratico assolveva l'imputato accusato di maltrattamenti verso una Sua sottoposta asserendo che "trattandosi di una sede provinciale di un ente pubblico" e non di un ambiente parafamiliare, come richiesto dalla norma incriminatrice, non fosse possibile procedere a condanna. Un tanto, pur riconoscendo che il dirigente aveva travalicato la sfera "relazionale dell'ambito lavorativo, secondo un disegno mirato ad emarginare il dipendente". Lo Studio appellava la sentenza di primo grado, rilevando che doveva applicarsi al caso concreto il reato di maltrattamenti, poichè, al di là della struttura complessa, bisognava verificare che rapporto di lavoro intercorresse tra  datore di lavoro e dipende. Cioè se si trattava di rapporto lavorativo caratterizzato da relazioni intense ed abituali e da soggezione di una parte nei confronti dell'altra. Secondo la nostra difesa, si trattava proprio di questo. Infatti, se per ipotesi dovessimo avvallare quanto sostenuto nella sentenza di primo grado, si creerebbe una disparità di trattamento tra un "soggetto subordinato che operi all'interno di una...
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