Processo per violenza sessuale a porte chiuse: la Pronuncia della Cedu

“Nei procedimenti penali riguardanti reati sessuali, spesso concepiti come calvario per le vittime, possono essere adottate alcune misure per tutelare le stesse purché la tutela del loro diritto possa essere bilanciata con un esercizio adeguato ed efficace dei diritti della difesa”.  È quanto ha stabilito di recente la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo alla quale si è rivolto Josip Mraovic il quale, nel 2008, è stato ritenuto colpevole di violenza sessuale nei confronti di una giocatrice di basket della squadra di Gospic e condannato a tre anni di reclusione. Nel caso portato avanti alla Corte di Strasburgo, il ricorrente ha sostenuto che il processo sopra citato, essendosi svolto a porte chiuse ad eccezione della lettura del dispositivo, era stato celebrato in violazione dell’articolo 6, comma 1, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (“Diritto a un processo equo”) il quale dispone che “Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente e pubblicamente”. Nello specifico, Mraovic ha accusato...
Read More

Caso Martina Rossi: per il giudice d’appello il fatto non sussiste

«Non c'è più niente, Martina non c'è più e anche la giustizia non c'è più. La giustizia italiana ora si è interrotta sul lavoro fatto in precedenza dalla Procura di Arezzo. Sono arrabbiato per l'assoluzione perché il fatto non sussiste. Questa sentenza vuol dire infangare l'onore di Martina, vuol dire sostenere che è volata giù da sola». Sono queste le parole di Bruno Rossi, padre di Martina, dopo il verdetto pronunciato dalla Corte d’Appello di Firenze pochi giorni fa. Il Giudice di secondo grado ha, infatti, ribaltato la sentenza del Tribunale d’Arezzo il quale, il 14 dicembre 2018, aveva condannato Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni a 6 anni di reclusione per tentata violenza sessuale e per aver provocato la morte della ragazza genovese caduta dal terrazzo di un hotel di Palma di Maiorca nell'agosto del 2011. Durante la requisitoria il Pubblico Ministero aveva ricostruito la dinamica dei fatti sostenendo che la ventenne stava fuggendo dai due aretini che la volevano...
Read More

“What Were You Wearing?”

“Cosa indossavi”?, è la prima domanda che una donna abusata si sente ripetere dopo un’aggressione, trovandosi così a subire la c.d. violenza secondaria ovvero combattere con i pregiudizi di chi pensa che, in fondo, sia un po’ anche colpa sua. Un tale modo di pensare è molto diffuso negli Stati Uniti, paese dove si registra uno stupro ogni 107 secondi, e anche in Italia dove troppo spesso ai superstiti viene attribuito un concorso di colpa che rende ancora più pesante il trauma da affrontare. A tal proposito basti pensare allo stupro di Firenze ed all'interrogatorio fiume subito dalle ragazze in sede di incidente probatorio. Da questo interrogativo nasce “What Were You Wearing?”, una mostra organizzata da Jen Brockman, direttrice del Centro per la prevenzione e formazione sessuale del Kansas. Lo scopo è di annullare il senso di colpa dei superstiti e far capire che non può esserci nessuna giustificazione di fronte a una violenza. Sono i 18 indumenti appesi a raccontare lo stupro subito e...
Read More