Una decisione storica quella adottata lo scorso 2 agosto dal Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (CAT) il quale ha condannato la Bosnia-Erzegovina a risarcire la Signora A., cittadina della Bosnia-Erzegovina nata nel 1961, violentata nel 1993 da un soldato dell’esercito serbo-bosniaco durante la guerra in Bosnia. Un episodio che minerà per sempre la vita di A., madre all’epoca dei fatti di una bambina di 10 anni, che dopo l’aggressione sarà costretta a convivere con incubi ricorrenti, insonnia e paura.

Solo molti anni dopo, nel 2014, A. ha trovato la forza di denunciare quanto da lei subito e di intraprendere un percorso giudiziario contro il suo abusatore, il soldato Slavko Savic, il quale nel 2015 è stato condannato dalla Corte di Giustizia della Bosnia-Erzegovina a 8 anni di reclusione e al pagamento, a titolo di risarcimento nei confronti di A., di 30 mila marchi bosniaci, pari a circa 15 mila euro, somma che l’uomo ha da subito negato di possedere.

Teoricamente, l’unica possibilità per A. di ottenere la somma dovuta sarebbe stata quella di instaurare un procedimento civile nei confronti dello Stato; in concreto, le stringenti tempistiche previste dalla legge nazionale non hanno consentito alla vittima di ricorrere a tale opzione, negandole di fatto il suo legittimo diritto ad ottenere il risarcimento. Decisa ad ottenere giustizia, la signora A. ha portato il suo caso davanti al Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura il quale ha affermato la responsabilità dello Stato il quale, in violazione dell’articolo 14  della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, non le ha garantito il diritto a una riparazione e a un risarcimento equo ed adeguato. Secondo la decisione del 2 agosto 2019, sarà la Bosnia-Erzegovina a dover risarcire tempestivamente la donna oltreché a fornirle cure mediche e psicologiche gratuite. Vi è di più: in tale pronuncia, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha deciso di istituire un Piano Nazionale di risarcimento contro i crimini di guerra, includendo tra questi anche i casi di violenza sessuale.

Qui il testo integrale della sentenza Decision-CAT-A-BIH-2August2019

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